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Ven 12 Mar 2010
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La cittą Un pò di storia
 
Epoca Preromana
 
Epoca Romana
 
Epoca Medioevale
 
Epoca rinascimentale
 

Epoca preromana

 
Porta romana

Plinio il Vecchio riporta quanto scritto da Catone nelle Origines, attestando la fondazione di Amelia nel 1134 a.C. La città, per la sua stessa posizione geografica di “zona di confine”, ha avuto senza dubbio una grande importanza nell’evoluzione delle culture protostoriche tra il Lazio e l’Umbria. Le prime testimonianze del centro umbro di Amelia rimandano all’età del Bronzo; è tuttavia possibile, pur nella frammentarietà delle conoscenze archeologiche attuali, leggere la continuità di vita del primitivo abitato, dall’età del Ferro al pieno arcaismo, che mostra già in epoca molto antica forti contatti, non tanto con il retroterra umbro, ma con i vicini distretti etruschi ed italici. Allo stato attuale dati fondamentali per la ricostruzione della storia dell’antico abitato sono offerti dai corredi rinvenuti nel secolo scorso in alcune tombe a camera con annessa area sacra nella zona di Pantanelli, a sud-ovest della città, relativi all’arco del IV-II sec. a.C.: la tipologia delle tombe conferma il controllo del territorio da parte un ceto aristocratico al quale erano destinati i beni di prestigio. La tipologia delle tombe di Pantanelli rimanda alla coeva architettura funeraria ceretana. Ad essi si aggiungono ritrovamenti singoli e sporadici relativi a bronzetti di tradizione etrusco-italica rappresentanti Marte in atteggiamento bellicoso, figure di guerrieri, semplici ex voto di offerenti, o ancora i frammenti di una iscrizione incisa su lamina bronzea con dedica votiva a Zeus (CIL, XI, 100).

Porta romana

Lo scavo archeologico della necropoli dell’Ex Consorzio, nel 2001, si è rivelato di notevole importanza per lo studio del centro preromano e romano di Amelia: sono stati ritrovati resti di strutture riferibili ad un arco cronologico compreso tra il VII- VI sec a.C. e il II sec. d.C. Le forme vascolari ricordano modelli già conosciuti in ambito umbro-laziale della fine del VII-VI sec. a.C, mentre le oreficerie coprono un periodo compreso tra il IV sec. a.C. e la prima età imperiale. Lo studio dei materiali, ancora in itinere, darà un contributo fondamentale alla ricostruzione della storia di Amelia preromana: sicuramente già ora è possibile affermare che nel IV sec. a.C. la città era proiettata verso l’Etruria meridionale e l’agro falisco, con contatti frequenti con i centri della Magna Grecia. Il primitivo insediamento abitativo di Amelia si sviluppò probabilmente sull’Acropoli, ossia la collina più alta e ben difesa dalla posizione naturale, dominante il sottostante territorio costituito da insediamenti sparsi. Nell’area dell’Acropoli sono ben visibili i resti di una cerchia muraria megalitica risalente all’VIII – VII sec. a.C. La costruzione delle imponenti mura in opera poligonale, risalente secondo alcuni storici al VI secolo e IV secolo, ma con più probabilità del III sec. a.C., formate da poderosi blocchi in calcare perfettamente connessi a secco, che si conservano per una lunghezza di circa 800 metri e un’altezza di 8 metri, conferì alla città la sua definitiva conformazione, che corrisponde all’attuale ampio centro storico.

 
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Epoca Romana

 
Porta romana

Più congrui sono gli elementi relativi alla cultura romana, la cui influenza dovette qui proporsi fin dal III sec.a.C., anche se la definizione giuridica di Ameria come municipio risale alla prima metà del I sec. a.C. La città era iscritta nelle liste della tribù Clustemina e si sviluppò sullo stesso sito precedentemente occupato dall’insediamento umbro nel corso del III a.C. Fondamentale in tal senso l’apertura della Via Amerina nel 240 a.C., che favoriva la penetrazione da Roma verso nord. Il tracciato, che razionalizzava una viabilità più antica, costituiva il percorso più breve tra Roma e l’Umbria attraverso l’area falisca ed etrusca: l’importante arteria, descritta nella Tabula Peutingeriana, aveva origine nel territorio di Veio (a statio ad Vacanas) e, attraverso Nepi, Castellum Amerinum, Amelia, Todi e Perugia, confluiva a Chiusi nella Cassia. Il municipio, che aveva una estensione di circa il doppio dell’attuale territorio comunale, fu iscritto alla VI Regione augustea. Durante la dominazione romana Amelia ha goduto di un periodo di magnificenza: ciò è testimoniato dalle numerose emergenze archeologiche, incorporate nell’attuale centro storico (resti di terme, cisterne, edifici, mosaici e così via), molte delle quali reinserite nelle costruzioni di periodi successivi. L’attestazione ad Amelia di un teatro, di un anfiteatro e di un probabile campus, insieme alle numerose ville sparse sul territorio, attestano la fiorente economia e l’importanza del municipio romano. Tale prosperità traspare anche dal ritrovamento, nel 1963, della bellissima statua in bronzo raffigurante Germanico (m. 2,14) ora ospitata nel Museo Archeologico- Ex Collegio Boccalini. L’esposizione comprende materiali eterogenei, per lo più lapidei e di età romana. Da ricordare una preziosa ara neoattica di marmo del I sec.d.C., decorata con festoni e scena di danza, un leone funerario e un capitello ornato da trofei. L’antico municipio romano di Ameria va inoltre ricordato per essere stato uno dei territori più rappresentativi della media valle del Tevere, grazie alla localizzazione delle più importanti fornaci che hanno alimentato il mercato romano in età imperiale.
Catone non è il solo a conoscere il toponimo umbro in epoca romana dato che anche Cicerone, nella nota orazione Pro Sexto Roscio Amerino, lo richiama.
Appartenente alla gens Roscia fu il protagonista di una delle prime cause perorate da Cicerone; Sexto Roscio era un nobile di Amelia sostenitore di Silla nella guerra che lo oppose a Mario. Venne ucciso da un tal Crisostomo, su mandato dello stesso Silla, del quale aveva perso i favori, ma del delitto venne accusato il figlio per poter confiscare le terre alla famiglia.
La difesa che ne fece il giovane Cicerone fu l’occasione per denunciare i mali della dittatura: il giovane fu assolto e il vero colpevole condannato.

Per quanto riguarda il sorgere del Cristianesimo, anche se non si hanno fonti al riguardo, è lecito dedurre che grazie alla vicinanza con Roma e alla presenza della via Amerina non siano mancati proseliti della nuova religione fin dagli albori. E’ certo che Amelia divenne sede vescovile intorno all’anno 363 con il vescovo Ortoduphus. Nel 548 Amelia fu saccheggiata dai Goti di Totila, successivamente fu dominata da Faraoldo I Duca longobardo di Spoleto (579) e poi passò ai Romano-Bizantini. Appartenne infine alla Chiesa, che provvide, sotto il pontificato di Leone IV, nel IX sec., a restaurare la mura per far fronte alle frequenti incursioni dei saraceni.

 
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Epoca Medioevale

 
Porta romana
Foto a cura di Andrea Boccalini

Non si conosce esattamente la data in cui Amelia divenne Comune, è storicamente accertato tuttavia che la città combatté una guerra di comuni a fianco di Todi e Foligno contro Perugia, Orvieto e Gubbio nel 1065. Pertanto si può affermare che all’epoca la città aveva una consistente organizzazione comunale. Preposti alla reggenza del Comune erano i Consoli (due o quattro), che venivano eletti tra gli uomini più rappresentativi della città. Nel 1208 innanzi all’Abbazia di San Secondo fu stipulato un trattato di pace con Todi, che questa ultima interpretò come una vera e propria sottomissione della città, il cui controllo sarebbe stato determinante per allontanare l’ingerenza di Orvieto, suo acerrimo nemico. Nell’ambito della lotta tra Papato ed Impero la città di Amelia, a causa della propensione nei confronti della Chiesa, subì nel 1240 un saccheggio ad opera delle truppe di Federico II. Seguì la decadenza del Comune e il suo coinvolgimento nelle dispute tra Guelfi e Ghibellini.

Intorno alla metà del XIV la politica della città fu influenzata dal Cardinale Egidio di Albornoz, il quale riuscì a togliere diversi gravosi oneri che Amelia aveva nei confronti di Todi ed operò ritocchi alla Riformanze conservate nell’archivio storico comunale insieme agli altri codici e agli Statuti, esempi di arte legislativa che dimostrano quanto fosse reso funzionale l’ordinamento comunale. Tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo Amelia incappò in un periodo di tremenda carestia, i cui effetti furono aggravati dai tributi imposti da Roma. L’11 novembre 1417 fu eletto Papa il Cardinale Ottone Colonna (Martino V), il quale avendo frequentato Amelia confermò i suoi privilegi verso la città la quale, da ciò confortata, iniziò a riprendersi. Nel 1426 San Bernardino da Siena predicò in Amelia contro la bestemmia e l’usura. Amelia, pur condizionata essenzialmente dallo Stato della Chiesa, continuava con alacrità a difendere i criteri di autonomia e di libertà comunale, incoraggiata dagli auspici di un illustra amerino, Mons. Angelo Geraldini. Nel 1476 Papa Sisto IV, allontanandosi da Roma dove infieriva la peste, fu ospitato ad Amelia dai Geraldini.

 
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Epoca rinascimentale

 
Porta romana

“Il Rinascimento ad Amelia è un periodo di grande magnificenza numerosi nobili infatti si stabiliscono in città , creando qui i loro feudi, analogamente a quanto andavano perseguendo gli Orsini a Bomarzo, i Farnese a Caprarola e così via. Alcuniprelati e personaggi occupano nel rinascimento posizioni di potere nella curai romana come Hippo e Cesare Nacci, quest’ultimo vice legato papale, il cardinale Archileggi, Fantino Petrignani, Batolomeo II e III Farrattini, Clemente Clementini” (*), ma sono soprattutto le vicende dei Geraldini, ovvero di una delle famiglie più rappresentati¬ve dell’Amelia quattro-cinquecente¬sca, ci offrono uno spaccato ideale per comprendere il clima culturale e politico dell’Italia e dell’Europa nel¬l’età rinascimentale. Per molti storici moderni, e in particolare lo storico Gamur¬rini, fonte precisa e sicura, la famiglia Geraldini è senza alcun dubbio la famiglia Gheraldini di Fi¬renze. Ciò che è certo, è che la fortuna della famiglia deriva dalle relazioni di Amelia con Roma, che permisero l’inserimento dei Geraldini nella ma¬gistratura e nella diplomazia romana ed insieme offrì l’opportunità di stringere relazioni fruttuose con po¬tenti famiglie, fra cui gli Orsini, i Co¬lonna, i Borgia. Nella storia politica della Chiesa i Geraldini ebbero un ruolo significativo in diverse occa¬sioni, a partire dallo stretto rapporto tra il papato e gli Aragona di Spagna, che tanto peso ebbe sulla storia d’Italia. La famiglia contava molti membri nel clero secolare ai quali, per dignità di pensiero, per la fermezza e l’abilità politica, spettarono incarichi presti¬giosi: diplomatici, governatori di cit¬tà, abbreviatori nelle lettere apostoli¬che, vescovi. Alessandro Geraldini, al servizio della corte di Spagna e confessore della Regina Isabella, intercesse affinché Cristoforo Colombo ottenesse le tre caravelle per intraprendere il fatidico viaggio. Egli fu in seguito nominato primo Vescovo d’America in Santo Domingo, dove morì l’8 marzo del 1524. “La città intorno durante tutto il quattrocento e il cinquecento è meta di visite di Pontefici, riceve e mantiene dopo i conclavi, i privilegi. Agli inizi del ‘500 Amelia è tutta un cantiere, le residenze nobiliari si installano lungo il tracciato delle persistenze antiche, da porta Romana alla croce di Borgo. Amelia diventa l’occasione di riposo dopo le fatiche e le relazioni politiche e religiose per cardinali e vescovi, lo spazio di libero incontro con il resto della famiglia e della comunità. Alcuni di loro, dediti più degli altri ai piaceri dell’arte e del collezionismo antiquario, trasformano queste dimore in forma pubblica e privata insieme. Commissionano come segno e rappresentazione di una posizione ormai acquisita, cicli a fresco all’interno dei lori palazzi nobiliari, a metà tra il palazzo monumentale di città, tipico della grande famiglia e la casa di campagna, a misura di uan vita domestica quotidiana. Si assiste, infatti, nella seconda metà del ‘500, in territorio umbro-laziale anche ad una radicale trasformazione della tipologia decorativa all’interno: in particolare il centro umbro di Amelia rappresenta in tal senso una testimonianza autorevole dell’orientamento di una nuova decorazione delle sale di rappresentanza, incentrata sull’utilizzo del fregio dipinto continuo”. Ciò ha fatto ipotizzare la nascita e lo sviluppo nella città di una vera e propria “scuola amerina” con tanto di committenze ed artisti di rilievo come Pier Matteo d’Amelia.(*)
Nei secoli successivi, fino al Risorgimento, la storia di Amelia si identifica con quella dello Stato della Chiesa.

Bibliografia:

GRUPPO RICERCA FOTOGRAFICA, Amelia e l’amerino, Viterbo 1984, p.15-27

DARIO GIORGETTI, Itinerari archeologici- Umbria, New Compton Ed., 1984, p. 227-23

AA.VV, Umbria, Touring Club Italiano, 2004, p. 567-572

MARIA CRISTINA DE ANGELIS, La seduzione del lusso. Materiali dalla necropoli dell’EX Consorzio di Amelia, Ed. Futura, 2004.

PAOLA MANGIA- La decorazione pittorica dei palazzi nobiliari di Amelia nel Cinquecento e inizi Seicento dott. in “I Geraldini di Amelia nell’Europa del Rinascimento” atti del Convegno storico internazionale Amelia 21 -22 novembre 2003 (*)

 
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