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Un pò di storia |
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Epoca preromana |
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Plinio il Vecchio riporta quanto scritto da Catone
nelle Origines, attestando la fondazione di Amelia nel 1134 a.C.
La città, per la sua stessa posizione geografica di “zona
di confine”, ha avuto senza dubbio una grande importanza nell’evoluzione
delle culture protostoriche tra il Lazio e l’Umbria. Le prime
testimonianze del centro umbro di Amelia rimandano all’età
del Bronzo; è tuttavia possibile, pur nella frammentarietà
delle conoscenze archeologiche attuali, leggere la continuità
di vita del primitivo abitato, dall’età del Ferro al
pieno arcaismo, che mostra già in epoca molto antica forti
contatti, non tanto con il retroterra umbro, ma con i vicini distretti
etruschi ed italici. Allo stato attuale dati fondamentali per la
ricostruzione della storia dell’antico abitato sono offerti
dai corredi rinvenuti nel secolo scorso in alcune tombe a camera
con annessa area sacra nella zona di Pantanelli, a sud-ovest della
città, relativi all’arco del IV-II sec. a.C.: la tipologia
delle tombe conferma il controllo del territorio da parte un ceto
aristocratico al quale erano destinati i beni di prestigio. La tipologia
delle tombe di Pantanelli rimanda alla coeva architettura funeraria
ceretana. Ad essi si aggiungono ritrovamenti singoli e sporadici
relativi a bronzetti di tradizione etrusco-italica rappresentanti
Marte in atteggiamento bellicoso, figure di guerrieri, semplici
ex voto di offerenti, o ancora i frammenti di una iscrizione incisa
su lamina bronzea con dedica votiva a Zeus (CIL, XI, 100).
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Lo scavo archeologico della necropoli dell’Ex
Consorzio, nel 2001, si è rivelato di notevole importanza
per lo studio del centro preromano e romano di Amelia: sono stati
ritrovati resti di strutture riferibili ad un arco cronologico compreso
tra il VII- VI sec a.C. e il II sec. d.C. Le forme vascolari ricordano
modelli già conosciuti in ambito umbro-laziale della fine
del VII-VI sec. a.C, mentre le oreficerie coprono un periodo compreso
tra il IV sec. a.C. e la prima età imperiale. Lo studio dei
materiali, ancora in itinere, darà un contributo fondamentale
alla ricostruzione della storia di Amelia preromana: sicuramente
già ora è possibile affermare che nel IV sec. a.C.
la città era proiettata verso l’Etruria meridionale
e l’agro falisco, con contatti frequenti con i centri della
Magna Grecia. Il primitivo insediamento abitativo di Amelia si sviluppò
probabilmente sull’Acropoli, ossia la collina più alta
e ben difesa dalla posizione naturale, dominante il sottostante
territorio costituito da insediamenti sparsi. Nell’area dell’Acropoli
sono ben visibili i resti di una cerchia muraria megalitica risalente
all’VIII – VII sec. a.C. La costruzione delle imponenti
mura in opera poligonale, risalente secondo alcuni storici al VI
secolo e IV secolo, ma con più probabilità del III
sec. a.C., formate da poderosi blocchi in calcare perfettamente
connessi a secco, che si conservano per una lunghezza di circa 800
metri e un’altezza di 8 metri, conferì alla città
la sua definitiva conformazione, che corrisponde all’attuale
ampio centro storico.
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Epoca Romana |
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Più congrui sono gli elementi relativi alla
cultura romana, la cui influenza dovette qui proporsi fin dal III
sec.a.C., anche se la definizione giuridica di Ameria come municipio
risale alla prima metà del I sec. a.C. La città era
iscritta nelle liste della tribù Clustemina e si sviluppò
sullo stesso sito precedentemente occupato dall’insediamento
umbro nel corso del III a.C. Fondamentale in tal senso l’apertura
della Via Amerina nel 240 a.C., che favoriva la penetrazione da
Roma verso nord. Il tracciato, che razionalizzava una viabilità
più antica, costituiva il percorso più breve tra Roma
e l’Umbria attraverso l’area falisca ed etrusca: l’importante
arteria, descritta nella Tabula Peutingeriana, aveva origine nel
territorio di Veio (a statio ad Vacanas) e, attraverso Nepi, Castellum
Amerinum, Amelia, Todi e Perugia, confluiva a Chiusi nella Cassia.
Il municipio, che aveva una estensione di circa il doppio dell’attuale
territorio comunale, fu iscritto alla VI Regione augustea. Durante
la dominazione romana Amelia ha goduto di un periodo di magnificenza:
ciò è testimoniato dalle numerose emergenze archeologiche,
incorporate nell’attuale centro storico (resti di terme, cisterne,
edifici, mosaici e così via), molte delle quali reinserite
nelle costruzioni di periodi successivi. L’attestazione ad
Amelia di un teatro, di un anfiteatro e di un probabile campus,
insieme alle numerose ville sparse sul territorio, attestano la
fiorente economia e l’importanza del municipio romano. Tale
prosperità traspare anche dal ritrovamento, nel 1963, della
bellissima statua in bronzo raffigurante Germanico (m. 2,14) ora
ospitata nel Museo Archeologico- Ex Collegio Boccalini. L’esposizione
comprende materiali eterogenei, per lo più lapidei e di età
romana. Da ricordare una preziosa ara neoattica di marmo del I sec.d.C.,
decorata con festoni e scena di danza, un leone funerario e un capitello
ornato da trofei. L’antico municipio romano di Ameria va inoltre
ricordato per essere stato uno dei territori più rappresentativi
della media valle del Tevere, grazie alla localizzazione delle più
importanti fornaci che hanno alimentato il mercato romano in età
imperiale.
Catone non è il solo a conoscere il toponimo umbro in epoca
romana dato che anche Cicerone, nella nota orazione Pro Sexto Roscio
Amerino, lo richiama.
Appartenente alla gens Roscia fu il protagonista di una delle prime
cause perorate da Cicerone; Sexto Roscio era un nobile di Amelia
sostenitore di Silla nella guerra che lo oppose a Mario. Venne ucciso
da un tal Crisostomo, su mandato dello stesso Silla, del quale aveva
perso i favori, ma del delitto venne accusato il figlio per poter
confiscare le terre alla famiglia.
La difesa che ne fece il giovane Cicerone fu l’occasione per
denunciare i mali della dittatura: il giovane fu assolto e il vero
colpevole condannato.
Per quanto riguarda il sorgere del Cristianesimo, anche se non
si hanno fonti al riguardo, è lecito dedurre che grazie alla
vicinanza con Roma e alla presenza della via Amerina non siano mancati
proseliti della nuova religione fin dagli albori. E’ certo
che Amelia divenne sede vescovile intorno all’anno 363 con
il vescovo Ortoduphus. Nel 548 Amelia fu saccheggiata dai Goti di
Totila, successivamente fu dominata da Faraoldo I Duca longobardo
di Spoleto (579) e poi passò ai Romano-Bizantini. Appartenne
infine alla Chiesa, che provvide, sotto il pontificato di Leone
IV, nel IX sec., a restaurare la mura per far fronte alle frequenti
incursioni dei saraceni.
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Epoca Medioevale |
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 Foto a cura di Andrea Boccalini |
Non si conosce esattamente la data in cui Amelia
divenne Comune, è storicamente accertato tuttavia che la
città combatté una guerra di comuni a fianco di Todi
e Foligno contro Perugia, Orvieto e Gubbio nel 1065. Pertanto si
può affermare che all’epoca la città aveva una
consistente organizzazione comunale. Preposti alla reggenza del
Comune erano i Consoli (due o quattro), che venivano eletti tra
gli uomini più rappresentativi della città. Nel 1208
innanzi all’Abbazia di San Secondo fu stipulato un trattato
di pace con Todi, che questa ultima interpretò come una vera
e propria sottomissione della città, il cui controllo sarebbe
stato determinante per allontanare l’ingerenza di Orvieto,
suo acerrimo nemico. Nell’ambito della lotta tra Papato ed
Impero la città di Amelia, a causa della propensione nei
confronti della Chiesa, subì nel 1240 un saccheggio ad opera
delle truppe di Federico II. Seguì la decadenza del Comune
e il suo coinvolgimento nelle dispute tra Guelfi e Ghibellini.
Intorno alla metà del XIV la politica della
città fu influenzata dal Cardinale Egidio di Albornoz, il
quale riuscì a togliere diversi gravosi oneri che Amelia
aveva nei confronti di Todi ed operò ritocchi alla Riformanze
conservate nell’archivio storico comunale insieme agli altri
codici e agli Statuti, esempi di arte legislativa che dimostrano
quanto fosse reso funzionale l’ordinamento comunale. Tra la
fine del XIV e l’inizio del XV secolo Amelia incappò
in un periodo di tremenda carestia, i cui effetti furono aggravati
dai tributi imposti da Roma. L’11 novembre 1417 fu eletto
Papa il Cardinale Ottone Colonna (Martino V), il quale avendo frequentato
Amelia confermò i suoi privilegi verso la città la
quale, da ciò confortata, iniziò a riprendersi. Nel
1426 San Bernardino da Siena predicò in Amelia contro la
bestemmia e l’usura. Amelia, pur condizionata essenzialmente
dallo Stato della Chiesa, continuava con alacrità a difendere
i criteri di autonomia e di libertà comunale, incoraggiata
dagli auspici di un illustra amerino, Mons. Angelo Geraldini. Nel
1476 Papa Sisto IV, allontanandosi da Roma dove infieriva la peste,
fu ospitato ad Amelia dai Geraldini.
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Epoca rinascimentale |
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“Il Rinascimento ad Amelia è un periodo
di grande magnificenza numerosi nobili infatti si stabiliscono in
città , creando qui i loro feudi, analogamente a quanto andavano
perseguendo gli Orsini a Bomarzo, i Farnese a Caprarola e così
via. Alcuniprelati e personaggi occupano nel rinascimento posizioni
di potere nella curai romana come Hippo e Cesare Nacci, quest’ultimo
vice legato papale, il cardinale Archileggi, Fantino Petrignani,
Batolomeo II e III Farrattini, Clemente Clementini” (*), ma
sono soprattutto le vicende dei Geraldini, ovvero di una delle famiglie
più rappresentati¬ve dell’Amelia quattro-cinquecente¬sca,
ci offrono uno spaccato ideale per comprendere il clima culturale
e politico dell’Italia e dell’Europa nel¬l’età
rinascimentale. Per molti storici moderni, e in particolare lo storico
Gamur¬rini, fonte precisa e sicura, la famiglia Geraldini è
senza alcun dubbio la famiglia Gheraldini di Fi¬renze. Ciò
che è certo, è che la fortuna della famiglia deriva
dalle relazioni di Amelia con Roma, che permisero l’inserimento
dei Geraldini nella ma¬gistratura e nella diplomazia romana
ed insieme offrì l’opportunità di stringere
relazioni fruttuose con po¬tenti famiglie, fra cui gli Orsini,
i Co¬lonna, i Borgia. Nella storia politica della Chiesa i Geraldini
ebbero un ruolo significativo in diverse occa¬sioni, a partire
dallo stretto rapporto tra il papato e gli Aragona di Spagna, che
tanto peso ebbe sulla storia d’Italia. La famiglia contava
molti membri nel clero secolare ai quali, per dignità di
pensiero, per la fermezza e l’abilità politica, spettarono
incarichi presti¬giosi: diplomatici, governatori di cit¬tà,
abbreviatori nelle lettere apostoli¬che, vescovi. Alessandro
Geraldini, al servizio della corte di Spagna e confessore della
Regina Isabella, intercesse affinché Cristoforo Colombo ottenesse
le tre caravelle per intraprendere il fatidico viaggio. Egli fu
in seguito nominato primo Vescovo d’America in Santo Domingo,
dove morì l’8 marzo del 1524. “La città
intorno durante tutto il quattrocento e il cinquecento è
meta di visite di Pontefici, riceve e mantiene dopo i conclavi,
i privilegi. Agli inizi del ‘500 Amelia è tutta un
cantiere, le residenze nobiliari si installano lungo il tracciato
delle persistenze antiche, da porta Romana alla croce di Borgo.
Amelia diventa l’occasione di riposo dopo le fatiche e le
relazioni politiche e religiose per cardinali e vescovi, lo spazio
di libero incontro con il resto della famiglia e della comunità.
Alcuni di loro, dediti più degli altri ai piaceri dell’arte
e del collezionismo antiquario, trasformano queste dimore in forma
pubblica e privata insieme. Commissionano come segno e rappresentazione
di una posizione ormai acquisita, cicli a fresco all’interno
dei lori palazzi nobiliari, a metà tra il palazzo monumentale
di città, tipico della grande famiglia e la casa di campagna,
a misura di uan vita domestica quotidiana. Si assiste, infatti,
nella seconda metà del ‘500, in territorio umbro-laziale
anche ad una radicale trasformazione della tipologia decorativa
all’interno: in particolare il centro umbro di Amelia rappresenta
in tal senso una testimonianza autorevole dell’orientamento
di una nuova decorazione delle sale di rappresentanza, incentrata
sull’utilizzo del fregio dipinto continuo”. Ciò
ha fatto ipotizzare la nascita e lo sviluppo nella città
di una vera e propria “scuola amerina” con tanto di
committenze ed artisti di rilievo come Pier Matteo d’Amelia.(*)
Nei secoli successivi, fino al Risorgimento, la storia di Amelia
si identifica con quella dello Stato della Chiesa.
Bibliografia:
GRUPPO RICERCA FOTOGRAFICA, Amelia e l’amerino,
Viterbo 1984, p.15-27
DARIO GIORGETTI, Itinerari archeologici- Umbria,
New Compton Ed., 1984, p. 227-23
AA.VV, Umbria, Touring Club Italiano, 2004, p. 567-572
MARIA CRISTINA DE ANGELIS, La seduzione del lusso.
Materiali dalla necropoli dell’EX Consorzio di Amelia, Ed.
Futura, 2004.
PAOLA MANGIA- La decorazione pittorica dei palazzi
nobiliari di Amelia nel Cinquecento e inizi Seicento dott. in “I
Geraldini di Amelia nell’Europa del Rinascimento” atti
del Convegno storico internazionale Amelia 21 -22 novembre 2003
(*)
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