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Ven 12 Mar 2010
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La cittą La Pinacoteca

 

La quadreria è posta al secondo piano del Museo Archeologico e contiene le opere di proprietà comunale risalenti ad un periodo che va dal XV al XVIII secolo.
Da evidenziare in particolare il "Cristo Crocifisso tra i santi Firmina e Olimpiade" di Livio Agresti e il Sant’Antonio Abate di Piermatteo d’Amelia.

Pinacoteca

Di seguito le schede delle opere esposte:

Pittore della seconda metà del XVII secolo

Ritratto di Iacopo Mandosio
Olio su tela; 71 x 58 cm

Pittore della seconda metà del XVIII secolo

Ritratto di Antonio Piacenti
Olio su tela; 71 x 54 cm

 

Antonio Piacenti fu chierico regolare comasco e poeta di una certa fama. Pubblicò nel 1756, in tre tomi, le Succinte vite di cento rinomati e celebri personaggi. Il 1763, anno della sua morte, aiuta a stabilire un utile termine ante quem per la cronologia del dipinto.

Vincenzo Milione
(Calabria 1735 - Roma 1805)

Ritratto del cardinale Romualdo Braschi Onesti, firmato e datato 1788
Olio su tela; 95 x 71 cm

Romualdo Braschi Onesti di Cesena ricevette la porpora nel 1786 e l’anno successivo fu nominato segretario dei Brevi segreti. Sul verso della lettera che il cardinale tiene in mano si legge il nome del pittore Vincenzo Milione, attivo soprattutto a Roma, città da cui il dipinto sicuramente proviene.

Pittore della seconda metà del XVII secolo

Ritratto di Prospero Mandosio
Olio su tela; 71 x 54 cm

Prospero Mandosio appartenne all’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano e fu autore di versi e prose. Letterato e biografo, nacque a Roma verso la metà del XVII secolo e godette di una certa reputazione; membro delle Accademie degli Infecondi e degli Umoristi, morì verso il 1700.
Nella raccolta comunale si conservano anche i ritratti di Marco Antonio, Nicola e Iacopo, tutti membri della famiglia amerina.


Pittore della seconda metà del XVII secolo

Giovanni Vannicelli alla battaglia di Elvas
Olio su tela; 210 x 304 cm

È ignota la collocazione originaria del dipinto. Vi compare il nome del personaggio raffigurato, Giovanni II Vannicelli, membro della nobile famiglia che a Lugnano esercitava una sorta di signoria. Tornato dal Portogallo dove, come risulta dall’iscrizione, era stato nominato luogotenente generale della cavalleria dell’esercito per il re Alfonso, Giovanni fu ascritto alla nobiltà con il titolo di hidalgo e barone di Altamura. La scena rappresentata allude al suo impegno militare nella battaglia di Elvas del 1659, di cui sono enumerate progressivamente le varie fasi.
L’iscrizione in spagnolo e il carattere arcaico della figura fanno pensare ad un pittore di cultura iberica.

Giacinto Gimignani
(Pistoia 1606 - Roma 1681)

San Michele Arcangelo uccide il demonio
Olio su tela; 245 x 173 cm

Proviene dalla chiesa di San Michele Arcangelo, annessa al Collegio dei Padri Somaschi. Per la stessa chiesa il Gimignani aveva realizzato una tela con Cristo crocifisso, fino agli anni Ottanta del secolo scorso immagazzinata presso il palazzo comunale di Amelia e oggi non più rintracciabile. Il fatto che il pittore abbia ripetutamente lavorato per i padri Somaschi può trovare giustificazione in una notizia riportata da Leone Pascoli secondo la quale l’artista aveva un figlio appartenente a quell’ordine; sempre secondo lo storico perugino, il Gimignani avrebbe monacato le figlie nel monastero di San Magno di Amelia.
L’opera è firmata e datata in basso sopra un masso (“YACINTHUS GIMIGNANUS / PISTORI PINGEB. / A.S. 1677”).

Feliciangelo Falchi
(Bevagna, prima metà del XVII secolo)

Angelo custode, firmato e datato 1638
Olio su tela; 230 x 141cm

Proviene dalla chiesa di Sant’Angelo di Amelia, dove occupava il primo altare a sinistra. Pur nella modesta qualità, il dipinto denuncia un certo avvicinamento al classicismo di primo Seicento. Tale conoscenza potrebbe essere stata rafforzata in virtù dei rapporti familiari che il Falchi ebbe con Andrea Camassei, famoso pittore mevanate: Caterina Falchi, sorella di Feliciangelo, ne aveva infatti sposato il fratello Antonio. Va a tal proposito ricordato che lo stesso Andrea Camassei aveva dipinto nel 1631 una tela di analogo soggetto, già in palazzo Berberini e ora dispersa.

Pittore della metà del XVII secolo

La Madonna bambina tra san Giuseppe e sant’Anna
Olio su tela; 240 x 151

Proviene dalla chiesa di Sant’Angelo di Amelia, dove occupava il secondo altare a destra. Un’iscrizione sul retro permette di datarlo al 1649, anno della benedizione del quadro.


Pittore della seconda metà del XVII secolo

Ritratto di Alessandro Geraldini
Olio su tela; 132 x 95 cm

Alessandro Geraldini, identificato dall’iscrizione in alto nella tela (“Alex Geraldinius / Ep['ISCUPU']s. S['ANCTI']. Dom['INICI'] Occidental['IUM']) fu raffinato umanista e sulla rotta di Colombo raggiunse l’America divenendo il primo vescovo residente nelle Diocesi Riunite d’America. Scrisse un Itinerarium in cui riportò notizie storiche su Colombo e sulle terre appena scoperte. Morì a Santo Domingo nel marzo 1524. Il ritratto potrebbe risalire al 1631 circa, anno in cui l’Itinerarium, compilato tra il 1521 e il 1522, venne per la prima volta pubblicato.
Durante il restauro del 1990, eseguito in occasione del convegno sul Geraldini e il suo Itinerarium, è emerso che il ritratto è stato eseguito apportando alcune modifiche ad un’immagine preesistente di Paolo Torelli, dipinta da Tommaso Campana nel 1628, come rivela una scritta sul retro della tela. Le variazioni rispetto all’originale hanno interessato in particolare la zona della mantellina e del copricapo.


Cerchia di Sebastiano Conca

(Gaeta 1680-1764)

La Vergine libera san Girolamo Emiliani
Olio su tela; 348 x 209 cm

Proviene dalla chiesa di Sant’Angelo, dove occupava l’altare sinistro del transetto. La scena si riferisce alla conversione di Girolamo Emiliani (Miani), fondatore della Congregazione dei Padri Somaschi. Nato a Venezia nel 1486, Girolamo si era dedicato all’esercizio delle armi e nel 1511 era stato inviato in qualità di castellano reggente alla fortezza di Castelnuovo di Quero sul Piave. Posta d’assedio dalle truppe di Massimiliano d’Austria, rivale della Serenissima nell’ambito della guerra della lega di Cambrai, la fortezza venne espugnata e Girolamo fatto prigioniero. L’intervento prodigioso della Vergine gli permise di riacquistare la libertà inducendolo in seguito a dedicarsi ad opere di carità e all’assistenza ai bisognosi e agli ammalati, soprattutto orfani.
La data di canonizzazione del santo (1767) fornisce un utile termine cronologico per la datazione dell’opera.

Pittore della prima metà del XVII secolo

Visione di san Francesco Saverio
Olio su tela; 240 x 170 cm

La presenza del santo, fondatore insieme a Ignazio da Loyola della Compagnia del Gesù, si spiega con la provenienza del dipinto dalla chiesa di San Michele Arcangelo, annessa al Collegio dei Padri Somaschi e precedentemente al Collegio del Gesuiti.

Livio Agresti
(Forlì 1508 circa - Roma 1579)

Cristo Crocifisso tra i santi Firmina e Olimpiade, 1577
Tempera su tavola; 200 x 150 cm

Su di un foglietto alla base della croce si legge “… fecit / 1557”, parte di una più lunga iscrizione oggi scomparsa ma ancora visibile nel 1872, quando Mariano Guardabassi vi lesse il nome dell’autore (“Agrestus forlivensis”).
Nella tela sono raffigurati i due martiri protettori di Amelia. Figlia del prefetto Calpurnio Pisone, Fermina nacque a Roma nel III secolo d.C. e si convertì al Cattolicesimo appena quindicenne. La tradizione vuole che la nave che la trasportava da Ostia a Civitavecchia venisse sorpresa da una violenta tempesta e che le onde si calmarono in seguito alle sue preghiere. Rifugiatasi presso una grotta, la giovane si dedicò alla diffusione del Vangelo fra la gente del porto di Civitavecchia, città che l’ha proclamata patrona e protettrice dei naviganti. Recatasi ad Amelia, Firmina fu colta dalla persecuzione di Diocleziano e Massimiano. Nonostante le torture, non rinnegò la fede e la sua fermezza suscitò tanta ammirazione che uno degli stessi persecutori, il soldato Olimpiade, si convertì al Cristianesimo insieme ai suoi familiari.
Ai due martiri, le cui reliquie vennero scoperte dai cristiani di Amelia nell’anno 870, è dedicata la cattedrale della città.

Piermatteo d’Amelia
(documentato dal 1467 al 1503)

Sant’Antonio abate
Tempera su tavola; 160 x 81 cm

Proviene dal convento francescano di San Giovanni Battista presso Amelia. Un documento datato 1474, in cui si concede un finanziamento al convento per la messa in opera di un altare dedicato a Sant’Antonio e per l’esecuzione della sua tavola, permette di datare con buona approssimazione il dipinto. Le stringenti affinità con la scultura di medesimo soggetto realizzata dal Vecchietta per il duomo di Narni nel 1475 hanno recentemente indotto a sostenere che Piermatteo abbia tratto ispirazione da questo lavoro, consentendo quindi di circoscrivere ancor più precisamente l’anno di esecuzione della tavola.
È questa l’unica testimonianza del pittore nella sua città natale, successiva al periodo di formazione a fianco del Lippi sui ponteggi del duomo spoletino e precedente la sua attività romana, documentata dal 1479.

Pittore umbro-laziale attivo nella seconda metà del XV secolo

Madonna con il Bambino e i santi Giovanni Battista e Francesco; nella cimasa, Eterno benedicente tra angeli; nella predella, Vir Pietatis tra la Vergine dolente e San Giovanni Evangelista
Tempera su tavola; 300 x 150 cm

Proveniente dalla chiesa di San Giovanni Battista, l’opera è stata in passato attribuita a Piermatteo d’Amelia. L’autore va invece identificato in un anonimo artista che visse nella stessa epoca e che certamente partecipò dello stesso ambiente culturale e artistico.

Pittore della seconda metà del XVII secolo

La Vergine con il bambino, sant’Antonio di Padova, due santi martiri, san Giuseppe e San Michele Arcangelo
Olio su tela; 335 x 220 cm

Proviene dalla chiesa di Sant’Angelo dove occupava l’altare destro del transetto. L’anonimo autore, di cultura locale, si muove tra naturalismo e classicismo, in accordo con i contemporanei sviluppi della pittura romana. Notevoli sono le consonanze con opere di Vincenzo Manenti, attivo nella vicina Narni, e anche di Giacinto Gimignani.

Feliciangelo Falchi (?)
(Bevagna, prima metà del XVII secolo)

I santi Vitale, Gervasio, Valeria e Protasio
Olio su tela; 222 x 149 cm

Proviene dalla prima cappella sul lato sinistro della chiesa di Sant’Angelo di Amelia. Il pittore, i cui modi stilistici si avvicinano a quelli del mevanate Feliciangelo Falchi, si è ispirato al quadro al centro della tribuna di San Vitale a Roma, affrescata tra il 1595 e il 1611 da Andrea Commodi e Agostino Ciampelli.
Vitale e Valeria, genitori di Gervasio e Protasio, subirono rispettivamente il martirio a Ravenna e presso Milano, città che hanno importanti chiese a loro dedicate. Il loro culto è specialmente diffuso in Italia settentrionale.

Orario di apertura
timetable

Ottobre – Marzo (Oct.-Mar.)
venerdì, sabato e domenica (Fri-Sat-Sun)
10:30-13:00 15:30-18:00

Aprile – Giugno e Settembre (Apr.-Jun. and Sep.)
dal martedì alla domenica (from Tuesday to Sunday)
10:30-13:00 16:00-19:00

Luglio e Agosto (Jul. and Aug.)
dal martedì alla domenica (from Tuesday to Sunday)
10:30-13:00 16:30-19:30Ottobre-marzo:venerdì,sabato,domenica 10.30-13/15.30-18
Aprile-giugno/settembre (lunedì chiuso) 10.30-13/16-19
Luglio-agosto (lunedì chiuso) 10.30-13/16.30-19.30

Biglietto intero: € 5,00

Biglietto ridotto A: € 4,00
dai 15 ai 25 anni (from 15 to 25 years old)
gruppi min. 15 persone (groups of min.15)
sopra i 60 anni (over 60 years old)

Biglietto ridotto B: € 3,00
dai 6 ai 14 anni (from 6 to 14 years old)

Biglietto Gratuito (free entrance)
da 0 a 5 anni (from 0 to 5 years old)

aperto su prenotazione
infoline 800 961993


Indirizzo: piazza A. Vera -Palazzo Boccarini -Amelia
Telefono: 0744978120
Email:
amelia@sistemamuseo.it
www.sistemamuseo.it


  Per eventuali informazioni o comunicazioni clicca qui
  Comune di Amelia PI 00179120555.

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