| La quadreria è posta al secondo piano
del Museo Archeologico e contiene le opere di proprietà comunale
risalenti ad un periodo che va dal XV al XVIII secolo.
Da evidenziare in particolare il "Cristo Crocifisso tra i santi
Firmina e Olimpiade" di Livio Agresti e il Sant’Antonio
Abate di Piermatteo d’Amelia.
Di seguito le schede delle opere esposte:
Pittore della seconda metà del XVII
secolo
Ritratto di Iacopo Mandosio
Olio su tela; 71 x 58 cm
Pittore della seconda metà del XVIII
secolo
Ritratto di Antonio Piacenti
Olio su tela; 71 x 54 cm
Antonio Piacenti fu chierico regolare comasco e poeta di una certa
fama. Pubblicò nel 1756, in tre tomi, le Succinte vite di
cento rinomati e celebri personaggi. Il 1763, anno della sua morte,
aiuta a stabilire un utile termine ante quem per la cronologia del
dipinto.
Vincenzo Milione
(Calabria 1735 - Roma 1805)
Ritratto del cardinale Romualdo Braschi Onesti, firmato e datato
1788
Olio su tela; 95 x 71 cm
Romualdo Braschi Onesti di Cesena ricevette la porpora nel 1786
e l’anno successivo fu nominato segretario dei Brevi segreti.
Sul verso della lettera che il cardinale tiene in mano si legge
il nome del pittore Vincenzo Milione, attivo soprattutto a Roma,
città da cui il dipinto sicuramente proviene.
Pittore della seconda metà del XVII
secolo
Ritratto di Prospero Mandosio
Olio su tela; 71 x 54 cm
Prospero Mandosio appartenne all’Ordine dei Cavalieri di
Santo Stefano e fu autore di versi e prose. Letterato e biografo,
nacque a Roma verso la metà del XVII secolo e godette di
una certa reputazione; membro delle Accademie degli Infecondi e
degli Umoristi, morì verso il 1700.
Nella raccolta comunale si conservano anche i ritratti di Marco
Antonio, Nicola e Iacopo, tutti membri della famiglia amerina.
Pittore della seconda metà del XVII secolo
Giovanni Vannicelli alla battaglia di Elvas
Olio su tela; 210 x 304 cm
È ignota la collocazione originaria del dipinto. Vi compare
il nome del personaggio raffigurato, Giovanni II Vannicelli, membro
della nobile famiglia che a Lugnano esercitava una sorta di signoria.
Tornato dal Portogallo dove, come risulta dall’iscrizione,
era stato nominato luogotenente generale della cavalleria dell’esercito
per il re Alfonso, Giovanni fu ascritto alla nobiltà con
il titolo di hidalgo e barone di Altamura. La scena rappresentata
allude al suo impegno militare nella battaglia di Elvas del 1659,
di cui sono enumerate progressivamente le varie fasi.
L’iscrizione in spagnolo e il carattere arcaico della figura
fanno pensare ad un pittore di cultura iberica.
Giacinto Gimignani
(Pistoia 1606 - Roma 1681)
San Michele Arcangelo uccide il demonio
Olio su tela; 245 x 173 cm
Proviene dalla chiesa di San Michele Arcangelo, annessa al Collegio
dei Padri Somaschi. Per la stessa chiesa il Gimignani aveva realizzato
una tela con Cristo crocifisso, fino agli anni Ottanta del secolo
scorso immagazzinata presso il palazzo comunale di Amelia e oggi
non più rintracciabile. Il fatto che il pittore abbia ripetutamente
lavorato per i padri Somaschi può trovare giustificazione
in una notizia riportata da Leone Pascoli secondo la quale l’artista
aveva un figlio appartenente a quell’ordine; sempre secondo
lo storico perugino, il Gimignani avrebbe monacato le figlie nel
monastero di San Magno di Amelia.
L’opera è firmata e datata in basso sopra un masso
(“YACINTHUS GIMIGNANUS / PISTORI PINGEB. / A.S. 1677”).
Feliciangelo Falchi
(Bevagna, prima metà del XVII secolo)
Angelo custode, firmato e datato 1638
Olio su tela; 230 x 141cm
Proviene dalla chiesa di Sant’Angelo di Amelia, dove occupava
il primo altare a sinistra. Pur nella modesta qualità, il
dipinto denuncia un certo avvicinamento al classicismo di primo
Seicento. Tale conoscenza potrebbe essere stata rafforzata in virtù
dei rapporti familiari che il Falchi ebbe con Andrea Camassei, famoso
pittore mevanate: Caterina Falchi, sorella di Feliciangelo, ne aveva
infatti sposato il fratello Antonio. Va a tal proposito ricordato
che lo stesso Andrea Camassei aveva dipinto nel 1631 una tela di
analogo soggetto, già in palazzo Berberini e ora dispersa.
Pittore della metà del XVII secolo
La Madonna bambina tra san Giuseppe e sant’Anna
Olio su tela; 240 x 151
Proviene dalla chiesa di Sant’Angelo di Amelia, dove occupava
il secondo altare a destra. Un’iscrizione sul retro permette
di datarlo al 1649, anno della benedizione del quadro.
Pittore della seconda metà del XVII secolo
Ritratto di Alessandro Geraldini
Olio su tela; 132 x 95 cm
Alessandro Geraldini, identificato dall’iscrizione in alto
nella tela (“Alex Geraldinius / Ep['ISCUPU']s. S['ANCTI']. Dom['INICI']
Occidental['IUM']) fu raffinato umanista e sulla rotta di Colombo
raggiunse l’America divenendo il primo vescovo residente nelle
Diocesi Riunite d’America. Scrisse un Itinerarium in cui riportò
notizie storiche su Colombo e sulle terre appena scoperte. Morì
a Santo Domingo nel marzo 1524. Il ritratto potrebbe risalire al
1631 circa, anno in cui l’Itinerarium, compilato tra il 1521
e il 1522, venne per la prima volta pubblicato.
Durante il restauro del 1990, eseguito in occasione del convegno
sul Geraldini e il suo Itinerarium, è emerso che il ritratto
è stato eseguito apportando alcune modifiche ad un’immagine
preesistente di Paolo Torelli, dipinta da Tommaso Campana nel 1628,
come rivela una scritta sul retro della tela. Le variazioni rispetto
all’originale hanno interessato in particolare la zona della
mantellina e del copricapo.
Cerchia di Sebastiano Conca
(Gaeta 1680-1764)
La Vergine libera san Girolamo Emiliani
Olio su tela; 348 x 209 cm
Proviene dalla chiesa di Sant’Angelo, dove occupava l’altare
sinistro del transetto. La scena si riferisce alla conversione di
Girolamo Emiliani (Miani), fondatore della Congregazione dei Padri
Somaschi. Nato a Venezia nel 1486, Girolamo si era dedicato all’esercizio
delle armi e nel 1511 era stato inviato in qualità di castellano
reggente alla fortezza di Castelnuovo di Quero sul Piave. Posta
d’assedio dalle truppe di Massimiliano d’Austria, rivale
della Serenissima nell’ambito della guerra della lega di Cambrai,
la fortezza venne espugnata e Girolamo fatto prigioniero. L’intervento
prodigioso della Vergine gli permise di riacquistare la libertà
inducendolo in seguito a dedicarsi ad opere di carità e all’assistenza
ai bisognosi e agli ammalati, soprattutto orfani.
La data di canonizzazione del santo (1767) fornisce un utile termine
cronologico per la datazione dell’opera.
Pittore della prima metà del XVII
secolo
Visione di san Francesco Saverio
Olio su tela; 240 x 170 cm
La presenza del santo, fondatore insieme a Ignazio da Loyola della
Compagnia del Gesù, si spiega con la provenienza del dipinto
dalla chiesa di San Michele Arcangelo, annessa al Collegio dei Padri
Somaschi e precedentemente al Collegio del Gesuiti.
Livio Agresti
(Forlì 1508 circa - Roma 1579)
Cristo Crocifisso tra i santi Firmina e Olimpiade, 1577
Tempera su tavola; 200 x 150 cm
Su di un foglietto alla base della croce si legge “…
fecit / 1557”, parte di una più lunga iscrizione oggi
scomparsa ma ancora visibile nel 1872, quando Mariano Guardabassi
vi lesse il nome dell’autore (“Agrestus forlivensis”).
Nella tela sono raffigurati i due martiri protettori di Amelia.
Figlia del prefetto Calpurnio Pisone, Fermina nacque a Roma nel
III secolo d.C. e si convertì al Cattolicesimo appena quindicenne.
La tradizione vuole che la nave che la trasportava da Ostia a Civitavecchia
venisse sorpresa da una violenta tempesta e che le onde si calmarono
in seguito alle sue preghiere. Rifugiatasi presso una grotta, la
giovane si dedicò alla diffusione del Vangelo fra la gente
del porto di Civitavecchia, città che l’ha proclamata
patrona e protettrice dei naviganti. Recatasi ad Amelia, Firmina
fu colta dalla persecuzione di Diocleziano e Massimiano. Nonostante
le torture, non rinnegò la fede e la sua fermezza suscitò
tanta ammirazione che uno degli stessi persecutori, il soldato Olimpiade,
si convertì al Cristianesimo insieme ai suoi familiari.
Ai due martiri, le cui reliquie vennero scoperte dai cristiani di
Amelia nell’anno 870, è dedicata la cattedrale della
città.
Piermatteo d’Amelia
(documentato dal 1467 al 1503)
Sant’Antonio abate
Tempera su tavola; 160 x 81 cm
Proviene dal convento francescano di San Giovanni Battista presso
Amelia. Un documento datato 1474, in cui si concede un finanziamento
al convento per la messa in opera di un altare dedicato a Sant’Antonio
e per l’esecuzione della sua tavola, permette di datare con
buona approssimazione il dipinto. Le stringenti affinità
con la scultura di medesimo soggetto realizzata dal Vecchietta per
il duomo di Narni nel 1475 hanno recentemente indotto a sostenere
che Piermatteo abbia tratto ispirazione da questo lavoro, consentendo
quindi di circoscrivere ancor più precisamente l’anno
di esecuzione della tavola.
È questa l’unica testimonianza del pittore nella sua
città natale, successiva al periodo di formazione a fianco
del Lippi sui ponteggi del duomo spoletino e precedente la sua attività
romana, documentata dal 1479.
Pittore umbro-laziale attivo nella seconda metà del
XV secolo
Madonna con il Bambino e i santi Giovanni Battista e Francesco;
nella cimasa, Eterno benedicente tra angeli; nella predella, Vir
Pietatis tra la Vergine dolente e San Giovanni Evangelista
Tempera su tavola; 300 x 150 cm
Proveniente dalla chiesa di San Giovanni Battista, l’opera
è stata in passato attribuita a Piermatteo d’Amelia.
L’autore va invece identificato in un anonimo artista che
visse nella stessa epoca e che certamente partecipò dello
stesso ambiente culturale e artistico.
Pittore della seconda metà del XVII
secolo
La Vergine con il bambino, sant’Antonio di Padova, due santi
martiri, san Giuseppe e San Michele Arcangelo
Olio su tela; 335 x 220 cm
Proviene dalla chiesa di Sant’Angelo dove occupava l’altare
destro del transetto. L’anonimo autore, di cultura locale,
si muove tra naturalismo e classicismo, in accordo con i contemporanei
sviluppi della pittura romana. Notevoli sono le consonanze con opere
di Vincenzo Manenti, attivo nella vicina Narni, e anche di Giacinto
Gimignani.
Feliciangelo Falchi (?)
(Bevagna, prima metà del XVII secolo)
I santi Vitale, Gervasio, Valeria e Protasio
Olio su tela; 222 x 149 cm
Proviene dalla prima cappella sul lato sinistro della
chiesa di Sant’Angelo di Amelia. Il pittore, i cui modi stilistici
si avvicinano a quelli del mevanate Feliciangelo Falchi, si è
ispirato al quadro al centro della tribuna di San Vitale a Roma,
affrescata tra il 1595 e il 1611 da Andrea Commodi e Agostino Ciampelli.
Vitale e Valeria, genitori di Gervasio e Protasio, subirono rispettivamente
il martirio a Ravenna e presso Milano, città che hanno importanti
chiese a loro dedicate. Il loro culto è specialmente diffuso
in Italia settentrionale.
Orario di apertura
timetable
Ottobre – Marzo (Oct.-Mar.)
venerdì, sabato e domenica (Fri-Sat-Sun)
10:30-13:00 15:30-18:00
Aprile – Giugno e Settembre (Apr.-Jun.
and Sep.)
dal martedì alla domenica (from Tuesday to Sunday)
10:30-13:00 16:00-19:00
Luglio e Agosto (Jul. and Aug.)
dal martedì alla domenica (from Tuesday to Sunday)
10:30-13:00 16:30-19:30Ottobre-marzo:venerdì,sabato,domenica
10.30-13/15.30-18
Aprile-giugno/settembre (lunedì chiuso) 10.30-13/16-19
Luglio-agosto (lunedì chiuso) 10.30-13/16.30-19.30
Biglietto intero: € 5,00
Biglietto ridotto A: € 4,00
dai 15 ai 25 anni (from 15 to 25 years old)
gruppi min. 15 persone (groups of min.15)
sopra i 60 anni (over 60 years old)
Biglietto ridotto B: € 3,00
dai 6 ai 14 anni (from 6 to 14 years old)
Biglietto Gratuito (free entrance)
da 0 a 5 anni (from 0 to 5 years old)
aperto su prenotazione
infoline 800 961993
Indirizzo: piazza A. Vera -Palazzo Boccarini -Amelia
Telefono: 0744978120
Email:
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