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Mar 22 Maggio 2012
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La cittą Il tracciato
 
Tracciato

Dobbiamo distinguerlo in due parti:

La prima è quella che parte dalla mansio ad Vacanas e giunge ad Ameria.

La seconda è quella che parte da Ameria e prosegue per Todi, Perugia, Gubbio, Luceoli, ecc.

La prima era sicuramente basolata, la seconda probabilmente no.

Quindi la prima parte è sicuramente individuabile per quasi tutto il suo tracciato, perché vari tratti di basolato emergono perfettamente conservati, utilizzati talvolta ancora come strade interpoderali.

Rilevamenti e scavi sono stati effettuati dall’Istituto Britannico fino a Puntone del Ponte (insediamento falisco situato tra Corchiano e Gallese/Vasanello) nel periodo a cavallo tra sec. XIX e sec. XX.


Dal 1973 al 1985 l’archeologo T. Potter del B.M. ha condotto importantissime ricerche nei dintorni
di Nepi, sull’ antico abitato di Narce che sorgeva lungo l’Amerina ed è giunto alla scoperta della
domusculta di Capracorum, tipo di insediamento rurale fortificato del periodo alto medievale tra villa rustica (ex periodo imperiale) e castello vero e proprio.

Nel 1983 sono cominciati gli scavi in loc. San Lorenzo, Tre Ponti e Cavo degli Zucchi da parte del
Gruppo Archeologico Romano sotto la direzione della D.ssa Laura Caretta, a sud di Falerii Novi
che hanno rivelato, ai margini del basolato perfettamente conservato e poggiato su precedenti strade
ricavate nel tufo, la necropoli della città con sepolture databili dal II sec. A.C. al IV dell’era volgare.

Alcune di queste tombe sono state rinvenute miracolosamente intatte, nonostante la frequentazione bimillenaria del sito, che ha visto il passaggio di orde di invasori da ultimo i Normanni che hanno distrutto nel 1100 Falerii Novi. E poi tombaroli a non finire.

Da Puntone del Ponte la strada giungeva a Vasanello passando ad Ovest di Gallese nei pressi della stazione ferroviaria di Montilapi e da li scendeva verso le Terme di Orte, costeggiava il lago Vadimone e attraversava il Tevere nei pressi del porto di Seripola, poi proseguiva lungo il corso del Rio Grande con un paio di attraversamenti.
Si stabiliva sulla riva sinistra di fronte alle solfatare, proseguiva in direzione Totano fino alle pendici di Monte Nero (ove attualmente c’è la grotta della Madonna di Lourdes) e poi verso Amelia
sull’attuale tracciato della Provinciale ai lati della quale emergono inconfondibili testimonianze del suo passaggio, peraltro documentato fino al sec. XVIII dalle relazioni delle visite periodiche dei maggiorenti della Città di Amelia ai confini del Comune, sulle quali viene riportato che “ partendo da Porta Busolina prendevano la strada romana fino a Montenero, ecc:”

La distanza da Roma alla mansio ad Vacanas era di 21 miglia. Fino ad Amelia altre 34, cioè 51 km
mentre la linea virtuale diretta misurerebbe solo 48 Km.!!!!!!!!!


Del ponte sul Tevere nei pressi di Seripola non è rimasta traccia, mentre sono evidenti i resti del cosiddetto Ponte di Augusto, situato circa 1 Km più verso Orte.

Comunque l’abitato di Seripola dovrebbe essere stato abbandonato intorno al VII secolo d.C.

Molti si affannano a costruire complicate teorie che servono a poco.

I due ponti potevano coesistere, oppure un nuovo ponte è stato costruito nel tempo più a Sud per ragioni di opportunità magari dettate dai movimenti del lago vulcanico di Vadimone o dagli allagamenti della valle del Tevere prodotti dalle ricorrenti mutazioni climatiche.

Per il momento non ci è dato di sapere, anche perché studi approfonditi sui resti del cosiddetto Ponte di Augusto, salvo errori, non esistono.

E’ certo che da Seripola partiva anche un’altra strada di crinale che raggiungeva la strategica
collina di Cimacolle per poi raggiungere località Campo Antico e da li Totano.

Cimacolle oltre ad essere collegato con una strada diretta al porto di Seripola, guarda diretto anche al cosiddetto Ponte di Augusto. C’è da approfondire.

Il Ponte di Augusto, detto anche Pontacccio è crollato tra il 1514 e il 1524, si dice per le piene del Tevere. Qualcuno afferma che sia stato fatto crollare per ragioni strategiche legate alla difesa di Bracciano.

Sicuramente il traffico sulla via Amerina da quel momento è molto diminuito e da quel momento, fino alla costruzione di un nuovo ponte, l’attraversamento del Tevere avverrà con le barche o barconi. Abbiamo due toponimi “Barca”: uno nei pressi del l’antico porto di Seripola e l’altro,
la Barca di San Francesco, in corrispondenza della strada che scendeva da Castel Bagnolo.
In alcune carte del sei/settecento la via Amerina è segnata lì da dove proseguiva verso Narni e Todi senza passare per Amelia, ricalcando praticamente il tracciato della attuale Tiberina, con un passo di Amelia tuttora esistente nei pressi di Sangemini

A proposito di San Francesco almeno un volta deve essere transitato sulla via Amerina di ritorno da Roma nel 1209, dopo l’approvazione orale della Regola da parte di Innocenzo III.
I biografi raccontano della sua sosta ad Orte per una quindicina di giorni e del passaggio attraverso una zona ricca di sorgenti d’acqua ferruginosa e di fumarole di tipo solfureo, dunque le attuali terme, l’acqua acetosa di San Lorenso, le solfatare lungo il Rio Grande…
C’è chi dice che abbia sostato presso la Barca di San Francesco nella chiesa di s.Nicolao, chi
a s. Masseo, chi a s. Lorenzo. C’è veramente da approfondire, come sulla funzione delle innumerevoli torri e fortificazioni situate nel territorio ortano, sicuramente legate al transito della via Amerina e dei suoi diverticoli. A voi la parola!


Il secondo tratto per Todi, Perugia, Gubbio, ecc., partiva da Amelia lungo la riva sinistra del Rio Grande che attraversava in loc. Le Rote; proseguiva poi lungo la sponda destra fino al ponte di San Leonardo (oltre i Cappuccini, per intenderci) ove lo attraversava di nuovo. Proseguiva lungo la vallata collegando tutta una serie di castelli e piccoli paesi (che in realtà sono nati …dopo, sulla via Amerina): Sambucetole, Lacuscello, Collicello, Canale, Frattuccia, Castel dell’Aquila, Forte Cesare fino alla cosiddetta Mestaiola di Sismano nelle cui vicinanze sorgeva il paese di Civitelle.
Da qui si tuffava nella valle del fiume Arnata che costeggiava e attraversava in più punti (o i suoi affluenti) su ponti tuttora esistenti fino a raggiungere Todi ove entrava da Porta Amerina a formare
un decumanus maximus (come dice lo storico e archeologo Giovanni Becatti) ma secondo me è forse più il cardo maximus; attraversato il foro usciva a Nord, traversava il torrente Rio e si dirigeva verso Deruta, Vettona, ecc. sulla riva sinistra del Tevere. Percorso tra Todi e Perugia sostanzialmente ricalcato dalla moderna Via Tiberina.

E’ chiaro che nel medioevo, con la nascita dei castelli, venne gradualmente abbandonato il percorso di fondovalle diventato malsicuro per preferire un nuovo tracciato di crinale, parallelo a quello più antico, che unisce Avigliano, Dunarobba, Sismano, Pesciano, Montenero, Vasciano oppure sul lato opposto S. Restituta, Toscolano, Melezzole, Morre, Collelungo, Izzalini, Fiore, ecc. oppure l’altro
intermedio che unisce Castel dell’Aquila a Camerata e Torre Gentile passando per Torre Olivola che rappresenta la più imponente e strategica fortificazione posta a vigilare sulla valle dell’Arnata
tra Castel dell’Aquila e Todi.

* A cura di Giancarlo Guerrini, direttore del gruppo archeologico amerino

 

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