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Per la ricostruzione del tracciato antico, i vari
diverticoli e successive varianti che in linea di massima è
stato tutto individuato, almeno da Roma a Perugia, ci si è
avvalsi di molteplici elementi e riferimenti che opportunamente
relazionati tra loro e verificati con una attenta ricognizione sul
territorio hanno dato alla fine il risultato atteso.
- tratti di basolato
- emergenze architettoniche ed archeologiche (ponti, resti di torri
e fortificazioni per la difesa, le segnalazioni e gli avvistamenti,
ecc.)
- tombe e sepolture di ogni tipo, monumenti funebri
, ecc. che solitamente in epoca romana venivano realizzati
lungo le strade principali a partire proprio dalle porte delle città
verso l’esterno a significare la continuità della città
dei vivi con la città dei morti (vedi la necropoli di Amelia
che si snoda per buona parte lungo la via Amerina, l’attuale
via Primo Maggio in fondo alla quale si erge il Trullo che non è
altro che ciò che rimane di un monumento funebre a forma
di piramide ben documentato nelle carte del sei/settecento, così
dicasi dei resti murari del Pirincio). A proposito i recenti scavi
della necropoli di Amelia a circa 200 metri dalla porta Romana hanno
restituito pregevolissimi reperti di primo livello di origine e
fattura falisca risalenti al IV e III sec. a.C. attualmente esposti
presso il museo di Amelia nella mostra intitolata “La seduzione
del lusso”. Questi ritrovamenti ci rafforzano il dubbio nel
dare la giusta risposta al quesito: Amelia preromana, città
umbra o falisca?
- chiese, ospedali e ricoveri per i pellegrini ad indicare i quali
talvolta è rimasto solo il toponimo di una località
sulla carta geografica (la più usata è quella dell’I.G.M,
sulla quale noi abbiamo indicato a grandi linee il possibile tracciato
ricostruito) . Spesso chiese, ospedali e ricoveri sono stati inglobati
in fabbricati rurali, già da diversi secoli. Occorre individuarli
attraverso la ricognizione sul territorio, ma soprattutto attraverso
le ricerche d’archivio. Utilissimi sono i resoconti del pagamento
delle decime, gli atti notarili relativi alle donazioni o ai contratti
di compravendita. I resoconti delle visite pastorali dei Vescovi
alle parrocchie e alle chiese di campagna. Per quanto riguarda l’amerino
utilissimo è il resoconto della visita effettuata da Mons.
Camajani, nella seconda metà del 500 che muove da Todi verso
Amelia per selezionare le chiese da ristrutturare o da demolire.
Nei pressi di Castel dell’Aquila, la prima che incontra lungo
la via è quella di S. Agata. Chiesa che è stata individuata
circa 5 anni fa inglobata in un fabbricato rurale e restaurata dagli
attuali proprietari, la famiglia Venturi.
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- Toponimi come ospedale, ospedaletto, osteria, osteriaccia, rote,
reda, passo, ponte, via pubblica, torre, ecc. fornace (spesso realizzata
lungo un’antica strada per usare i basoli divelti per ottenerne
ottima calce, come è il caso di quella che ha funzionato
fino agli inizi del secolo scorso sulla via Amerina tra Amelia e
Orte nei pressi della casa cantoniera ed ha fatto sparire diverse
miglia di strada basolata) sono tutti elementi di primaria importanza
per la ns. ricostruzione.
- Altre fonti importanti sono naturalmente gli storici locali e
gli archeologi professionisti o dilettanti dei secoli scorsi che
pur tra tante fantasticherie e retoriche allocuzioni, spesso ci
forniscono indicazioni, tracce e correlazioni ormai difficilmente
leggibili sul terreno stravolto dalle invasive attività antropiche
degli ultimi decenni.
* A cura di Giancarlo
Guerrini, direttore del gruppo archeologico amerino
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