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Mar 22 Maggio 2012
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La cittą La via Amerina: dall´Antichitą al Medioevo
 

La via fu battuta nel 240 a.C. su tracciati locali ancora più antichi che collegavano VEIO con AMERIA attraverso il territorio Falisco toccando i principali centri NEPI, FALERII, FESCENNIUM (Corchiano), GALLESE VASANELLO, ORTE e a Nord di Amelia su tracciati che si dirigevano verso la media e alta valle del Tevere e verso l’Adriatico attraverso il territorio degli Umbri.

Dalle culture arcaiche autoctone dell’età della pietra, del bronzo e del ferro e dall’incontro con
le genti venute dal mare e dal centro Europa, a partire dal X secolo a. C. cominciarono a fiorire nella penisola italica le Civiltà Regionali ossia facies legate ad un territorio più o meno circoscritto con usi, leggi, organizzazione politica, culti religiosi e lingua propria che contraddistinsero le varie
popolazioni dell’Italia antica.

Al centro, in un lembo di terra tra quelli occupati dagli Etruschi, Umbri, Sabini , Latini e più attorno
da popolazioni di origine celtica a nord, Piceni ad est, Equi,Volsci, Sanniti, Bruzzi, Campani, Lucani, Messapi e Greci a sud, si sviluppò la cultura Falisca/Capenate con capitali politiche e religiose le città di FALERII, l’odierna Civitacastellana, situata su un pianoro vicino al sacro monte di Soratte e Capena, posta alle pendici del versante sud orientale dello stesso monte.

I falisci parlavano e scrivevano una lingua simile al latino arcaico. Il loro territorio si imperniava su quell’ asse viario che nel 240 divenne il primo tratto della via Amerina, così chiamata perché da decine di anni forse da secoli già portava ad Ameria.

Tutte queste genti a partire dal V secolo vennero interessate da un processo storico che viene definito “Romanizzazione” ovvero la conquista graduale da parte di Roma e l’ imposizione -sempre graduale- delle sue leggi, della sua organizzazione politica, religiosa e militare.

Processo che si concluse con la promulgazione della lex Iulia nel 90 , alla fine della guerra sociale,
con la quale venne estesa la cittadinanza romana a tutti gli abitanti della penisola ad eccezione, naturalmente, degli schiavi.


In effetti la via Amerina fu strumento fondamentale in questo processo di romanizzazione a Nord di Roma.

Ricordiamo sinteticamente con alcune date i fatti più significativi.

485 - cominciano le ostilità e le mire espansionistiche di Roma.

396 - dopo 10 anni di assedio i Romani guidati da Furio Camillo conquistano Veio.
subito dopo Capena subisce la stessa sorte.

390 - scende Brenno con i Galli (celti) che prendono Roma, ma non il Campidoglio
dopo una prima sconfitta al lago Vadimone nei pressi di Orte e poi presso il
fiume Allia.

387 - Furio Camillo conquista Nepi e Sutri

358 - si crea una lega delle città etrusche contro Roma alla quale aderisce anche Falerii,
ma la guerra si conclude in un nulla di fatto. Falerii evita la sottomissione con la
sottoscrizione di un trattato separato

312 - iniziano le guerre etrusche (prima e seconda) che si concludono con la

309 - vittoria delle legioni romane condotte dal Console Quinto Fabio Rulliano presso il lago
Vadimone e la

295 - battaglia di Sentino, nei pressi dell’attuale Sassoferrato, dove vengono sconfitti
definitivamente gli alleati Celti, Umbri, Etruschi e Sanniti

293 - viene sottomessa anche Falerii

285 - (terza guerra etrusca) Gli etruschi ci riprovano insieme ai Celti,Sanniti, Tarantini, Lucani e
Bruzzi

282 - Scontro finale al lago Vadimone con una grande vittoria dei Romani guidati dal
Console Publio Valerio Dolabella che, si dice, abbia inseguito pezzi dell’esercito nemico in
fuga fino a Perugia

264 - il Console Marco Fulvio Flacco celebra il trionfo su Volsinii

In quegli anni si affacciano in Italia anche Pirro ed Annibale, cominciano le guerre puniche.


241 – Falerii ne approfitta e prova a ribellarsi. Quattro legioni al comando di Quinto Lutazio e
Aulo Manlio Torquato debellano la rivolta e costringono gli abitanti a spostarsi di circa 6
Km ad ovest, costruendo una nuova città in pianura sulla Via Amerina che ne costituisce
il cardo (Falerii Novi)

All’anno successivo si fa risalire il riordino generale dell’asse viario che da Veio conduceva ad Ameria attraverso tutto il territorio Falisco (denominato via Veientana o Amerina e Annia Amerina, dal nome del console che curò l’esecuzione dei lavori) e proseguiva per Todi, Perugia, Gubbio verso l’Adriatico, su precedenti antichi tracciati.

Nel 220 si tracciarono le vie consolari Cassia e Flaminia e la via Amerina andò a confluire su entrambe: da Perugia ad Ovest verso Chiusi e da Gubbio a Nord/Est verso Luceoli, l’attuale
Cantiano.

Con questa ristrutturazione viaria, l’inizio dell’ Amerina venne spostato più a Nord di Veio, nella valle del Baccano dove presso la mansio ad Vacanas, nei pressi dell’attuale Campagnano, si distaccava dalla Cassia ed il primo tratto della via Amerina venne inglobato nella nuova e più importante Cassia. La distanza totale da Roma ad Amelia era di 56 miglia come ci riferisce Cicerone nella famosa oratione pro Sesto Roscio Amerino. Anno 80 a.C.

Tale distanza viene pressoché confermata dalla Tavola Peutingeriana che di miglia ne segna 55 e cioè 21 da Roma alla mansio ad Vacanas sulla Cassia e altre 34 fino ad Amelia sull’Amerina.


Riprendiamo l’elencazione delle date e dei fatti storici più rilevanti per l’argomento

218 – inizia la seconda guerra punica

217 – 24 giugno secondo il calendario non riformato, 27 aprile per quello giuliano : la terribile sconfitta dei romani al lago Trasimeno ove furono uccisi 15 mila legionari compreso il Console Caio Flaminio (lo stesso che 3 anni prima aveva battuto la via Flaminia) cui successe alla guida dell’esercito Quinto Fabio Massimo, nominato dittatore, passato alla storia come cunctator (Temporeggiatore) avendo indotto Annibale ad una politica di attesa che salvò Roma dalla disfatta completa, infatti il condottiero cartaginese non prese la città e si diresse più a sud.

Nel frattempo, a detta di alcune fonti, rimasugli di Romani fuggiaschi entrano di nuovo in contatto con frange dell’esercito cartaginese o dei loro alleati presso il lago Vadimone, dove vengono di nuovo sconfitti e, come ai tempi di Brenno,ancora presso il fiume Allia.


207 - Asdrubale , fratello di Annibale, scende anche egli da Nord ed il suo esercito rinforzato da
Galli e Liguri, ma viene sgominato sul Metauro a sud di Rimini dai Romani coadiuvati da
volontari Umbri ed Etruschi.

Da notare che ormai Umbri ed Etruschi facevano fronte comune con i Romani contro gli invasori esterni, quindi erano ormai integrati nella società romana sul finire del terzo secolo e la pacificazione tra di loro era un fatto compiuto.

Questi (Etruschi ed Umbri) contribuirono anche all’approntamento della spedizione di Scipione in Africa che a Zama nel 202 sconfisse definitivamente i Cartaginesi, fornendo armi, cereali, legumi, viveri di ogni genere, come ci racconta dettagliatamente Livio.

Si dice che per il valore dimostrato dagli Amerini nell’esercito federato nelle varie battaglie tra cui quella di Canne persa dai Romani nel 216 , Roma decise di conferire ad Ameria lo stato di foedus aequum, primo passo del riconoscimento generale della cittadinanza che, come detto, avvenne solo nel 90.


Una buona parte della grande storia si sviluppò quindi lungo la via Amerina. Basti pensare alle innumerevoli battaglie combattute sulla piana del lago Vadimone di fronte alla confluenza del Rio Grande nel Tevere e di fronte al porto di Seripola, già attivo a quei tempi.

Gli eserciti romani erano penetrati nel cuore della penisola verso Nord e gli invasori erano discesi verso Roma anche attraverso la Via Amerina.

Più tardi anche altri invasori discesero per la via Amerina, anche quelli che decretarono la fine dell’Impero Romano d’occidente, altre battaglie ebbero luogo attorno al lago Vadimone sulle rive del Tevere e, dopo la discesa di Alarico re dei Visigoti tra il 408 e il 410, il territorio venne percorso ad ondate successive dagli eserciti di Odoacre alla testa degli Eruli, Teodorico degli Ostrogoti e Totila re dei Goti che nel 548 dopo Perugia devastano anche Amelia, dai Bizantini e dai Longobardi delle cui vicende parleremo un po’ più dettagliatamente in seguito; nel 965 gran parte del territorio viene occupato dalle truppe imperiali di Ottone I, poi Ottone II e Ottone III gli Imperatori di Casa Sassonia che si recano a Roma per la loro incoronazione. Il 25 dicembre del 1001 Ottone III diretto da Ravenna a Roma tiene un Sinodo nella Cattedrale di Todi insieme al Papa (tedesco) Silvestro II.
L’andirivieni degli imperatori germani dura a lungo interessando le nostre città soprattutto dopo il 1054 anno in cui crolla a Narni il Ponte di Augusto sulla Flaminia.
E per le città di transito non si trattava di belle cavalcate cui assistere come ad uno spettacolo tipo le rievocazioni storiche dei nostri giorni perché dovevano fornire vitto e alloggio alla corte e a tutto il seguito.
Nel 1100 scendono i Normanni ai quali si fa risalire la distruzione di Falerii Novi sulle cui rovine viene poi costruita l’Abbazia di S. Maria nel 1143 dai Benedettini Cistercensi adibita al culto fino al 1798 anno in cui il tetto crolla in seguito ad una battaglia tra Francesi e Napoletani che lascia sul campo 10.000 morti e al termine della quale i Francesi sconfitti e messi in fuga fanno scoppiare il deposito di munizioni sistemato nel vano chiesa dell’Abbazia.
S. Maria in Falleri è stata poi definitivamente restaurata solo in occasione del Giubileo del 2000.
Nel 1131 le truppe imperiali di Lotario II saccheggiano Amelia; nel 1173 è la volta di Cristiano da Magonza luogotenente di Federico Barbarossa, poi del figlio Enrico VI che nel 1186 prende Amelia, Orte, Narni e Orvieto.
Nel sec XIII scende Federico II ed il suo esercito fu responsabile, tra l’altro, della devastazione di Amelia avvenuta intorno al 1242.
Da ultimo scese l’esercito dell’’imperatore Carlo V con i Lanzichenecchi che nel 1527 operarono il famoso sacco di Roma. Per il ritorno verso nord nel 1528 scelsero la via Amerina e strinsero d’assedio Orte che si salvò per aver murato tutte le porte di accesso dopo avere fatto buona scorta di viveri; dirottarono su Narni che era rimasta impreparata e ne pagò le conseguenze. Amelia fu più fortunata perché vi si diressero e soggiornarono le truppe spagnole (altra componente dell’esercito imperiale) che non si diedero ad eccessi.

Altri risalirono, come i Saraceni che dalle coste laziali dopo aver devastato le basiliche di S.Pietro e S. Paolo a Roma giunsero fino a Perugia saccheggiando tutto il territorio incontrato sul loro cammino, compreso quello di Nepi i cui abitanti comunque li contrastarono tenacemente e li sconfissero intorno all’anno 915.
Proprio per il timore delle loro scorrerie Papa Leone IV intorno all’850 fece riparare le mura di Amelia e di Orte che dovevano aver subito seri danni qualche anno prima a causa di un violento terremoto.

* A cura di Giancarlo Guerrini, direttore del gruppo archeologico amerino

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