| La via fu battuta nel 240 a.C. su tracciati locali
ancora più antichi che collegavano VEIO con AMERIA attraverso
il territorio Falisco toccando i principali centri NEPI, FALERII,
FESCENNIUM (Corchiano), GALLESE VASANELLO, ORTE e a Nord di Amelia
su tracciati che si dirigevano verso la media e alta valle del Tevere
e verso l’Adriatico attraverso il territorio degli Umbri.
Dalle culture arcaiche autoctone dell’età della pietra,
del bronzo e del ferro e dall’incontro con
le genti venute dal mare e dal centro Europa, a partire dal X secolo
a. C. cominciarono a fiorire nella penisola italica le Civiltà
Regionali ossia facies legate ad un territorio più o meno
circoscritto con usi, leggi, organizzazione politica, culti religiosi
e lingua propria che contraddistinsero le varie
popolazioni dell’Italia antica.
Al centro, in un lembo di terra tra quelli occupati dagli Etruschi,
Umbri, Sabini , Latini e più attorno
da popolazioni di origine celtica a nord, Piceni ad est, Equi,Volsci,
Sanniti, Bruzzi, Campani, Lucani, Messapi e Greci a sud, si sviluppò
la cultura Falisca/Capenate con capitali politiche e religiose le
città di FALERII, l’odierna Civitacastellana, situata
su un pianoro vicino al sacro monte di Soratte e Capena, posta alle
pendici del versante sud orientale dello stesso monte.
I falisci parlavano e scrivevano una lingua simile al latino arcaico.
Il loro territorio si imperniava su quell’ asse viario che
nel 240 divenne il primo tratto della via Amerina, così chiamata
perché da decine di anni forse da secoli già portava
ad Ameria.
Tutte queste genti a partire dal V secolo vennero interessate da
un processo storico che viene definito “Romanizzazione”
ovvero la conquista graduale da parte di Roma e l’ imposizione
-sempre graduale- delle sue leggi, della sua organizzazione politica,
religiosa e militare.
Processo che si concluse con la promulgazione della lex Iulia nel
90 , alla fine della guerra sociale,
con la quale venne estesa la cittadinanza romana a tutti gli abitanti
della penisola ad eccezione, naturalmente, degli schiavi.
In effetti la via Amerina fu strumento fondamentale in questo processo
di romanizzazione a Nord di Roma.
Ricordiamo sinteticamente con alcune date i fatti più significativi.
485 - cominciano le ostilità
e le mire espansionistiche di Roma.
396 - dopo 10 anni di assedio i
Romani guidati da Furio Camillo conquistano Veio.
subito dopo Capena subisce la stessa sorte.
390 - scende Brenno con i Galli
(celti) che prendono Roma, ma non il Campidoglio
dopo una prima sconfitta al lago Vadimone nei pressi di Orte e poi
presso il
fiume Allia.
387 - Furio Camillo conquista Nepi
e Sutri
358 - si crea una lega delle città
etrusche contro Roma alla quale aderisce anche Falerii,
ma la guerra si conclude in un nulla di fatto. Falerii evita la
sottomissione con la
sottoscrizione di un trattato separato
312 - iniziano le guerre etrusche
(prima e seconda) che si concludono con la
309 - vittoria delle legioni romane
condotte dal Console Quinto Fabio Rulliano presso il lago
Vadimone e la
295 - battaglia di Sentino, nei
pressi dell’attuale Sassoferrato, dove vengono sconfitti
definitivamente gli alleati Celti, Umbri, Etruschi e Sanniti
293 - viene sottomessa anche Falerii
285 - (terza guerra etrusca) Gli
etruschi ci riprovano insieme ai Celti,Sanniti, Tarantini, Lucani
e
Bruzzi
282 - Scontro finale al lago Vadimone
con una grande vittoria dei Romani guidati dal
Console Publio Valerio Dolabella che, si dice, abbia inseguito pezzi
dell’esercito nemico in
fuga fino a Perugia
264 - il Console Marco Fulvio Flacco
celebra il trionfo su Volsinii
In quegli anni si affacciano in Italia anche Pirro ed Annibale,
cominciano le guerre puniche.
241 – Falerii ne approfitta e prova a ribellarsi.
Quattro legioni al comando di Quinto Lutazio e
Aulo Manlio Torquato debellano la rivolta e costringono gli abitanti
a spostarsi di circa 6
Km ad ovest, costruendo una nuova città in pianura sulla
Via Amerina che ne costituisce
il cardo (Falerii Novi)
All’anno successivo si fa risalire il riordino generale dell’asse
viario che da Veio conduceva ad Ameria attraverso tutto il territorio
Falisco (denominato via Veientana o Amerina e Annia Amerina, dal
nome del console che curò l’esecuzione dei lavori)
e proseguiva per Todi, Perugia, Gubbio verso l’Adriatico,
su precedenti antichi tracciati.
Nel 220 si tracciarono le vie consolari Cassia e Flaminia e la
via Amerina andò a confluire su entrambe: da Perugia ad Ovest
verso Chiusi e da Gubbio a Nord/Est verso Luceoli, l’attuale
Cantiano.
Con questa ristrutturazione viaria, l’inizio dell’
Amerina venne spostato più a Nord di Veio, nella valle del
Baccano dove presso la mansio ad Vacanas, nei pressi dell’attuale
Campagnano, si distaccava dalla Cassia ed il primo tratto della
via Amerina venne inglobato nella nuova e più importante
Cassia. La distanza totale da Roma ad Amelia era di 56 miglia come
ci riferisce Cicerone nella famosa oratione pro Sesto Roscio Amerino.
Anno 80 a.C.
Tale distanza viene pressoché confermata dalla Tavola Peutingeriana
che di miglia ne segna 55 e cioè 21 da Roma alla mansio ad
Vacanas sulla Cassia e altre 34 fino ad Amelia sull’Amerina.
Riprendiamo l’elencazione delle date e dei fatti storici più
rilevanti per l’argomento
218 – inizia la seconda guerra
punica
217 – 24 giugno secondo il
calendario non riformato, 27 aprile per quello giuliano : la terribile
sconfitta dei romani al lago Trasimeno ove furono uccisi 15 mila
legionari compreso il Console Caio Flaminio (lo stesso che 3 anni
prima aveva battuto la via Flaminia) cui successe alla guida dell’esercito
Quinto Fabio Massimo, nominato dittatore, passato alla storia come
cunctator (Temporeggiatore) avendo indotto Annibale ad una politica
di attesa che salvò Roma dalla disfatta completa, infatti
il condottiero cartaginese non prese la città e si diresse
più a sud.
Nel frattempo, a detta di alcune fonti, rimasugli di Romani fuggiaschi
entrano di nuovo in contatto con frange dell’esercito cartaginese
o dei loro alleati presso il lago Vadimone, dove vengono di nuovo
sconfitti e, come ai tempi di Brenno,ancora presso il fiume Allia.
207 - Asdrubale , fratello di Annibale, scende
anche egli da Nord ed il suo esercito rinforzato da
Galli e Liguri, ma viene sgominato sul Metauro a sud di Rimini dai
Romani coadiuvati da
volontari Umbri ed Etruschi.
Da notare che ormai Umbri ed Etruschi facevano fronte comune con
i Romani contro gli invasori esterni, quindi erano ormai integrati
nella società romana sul finire del terzo secolo e la pacificazione
tra di loro era un fatto compiuto.
Questi (Etruschi ed Umbri) contribuirono anche all’approntamento
della spedizione di Scipione in Africa che a Zama nel 202 sconfisse
definitivamente i Cartaginesi, fornendo armi, cereali, legumi, viveri
di ogni genere, come ci racconta dettagliatamente Livio.
Si dice che per il valore dimostrato dagli Amerini nell’esercito
federato nelle varie battaglie tra cui quella di Canne persa dai
Romani nel 216 , Roma decise di conferire ad Ameria lo stato di
foedus aequum, primo passo del riconoscimento generale della cittadinanza
che, come detto, avvenne solo nel 90.
Una buona parte della grande storia si sviluppò quindi lungo
la via Amerina. Basti pensare alle innumerevoli battaglie combattute
sulla piana del lago Vadimone di fronte alla confluenza del Rio
Grande nel Tevere e di fronte al porto di Seripola, già attivo
a quei tempi.
Gli eserciti romani erano penetrati nel cuore della penisola verso
Nord e gli invasori erano discesi verso Roma anche attraverso la
Via Amerina.
Più tardi anche altri invasori discesero per la via Amerina,
anche quelli che decretarono la fine dell’Impero Romano d’occidente,
altre battaglie ebbero luogo attorno al lago Vadimone sulle rive
del Tevere e, dopo la discesa di Alarico re dei Visigoti tra il
408 e il 410, il territorio venne percorso ad ondate successive
dagli eserciti di Odoacre alla testa degli Eruli, Teodorico degli
Ostrogoti e Totila re dei Goti che nel 548 dopo Perugia devastano
anche Amelia, dai Bizantini e dai Longobardi delle cui vicende parleremo
un po’ più dettagliatamente in seguito; nel 965 gran
parte del territorio viene occupato dalle truppe imperiali di Ottone
I, poi Ottone II e Ottone III gli Imperatori di Casa Sassonia che
si recano a Roma per la loro incoronazione. Il 25 dicembre del 1001
Ottone III diretto da Ravenna a Roma tiene un Sinodo nella Cattedrale
di Todi insieme al Papa (tedesco) Silvestro II.
L’andirivieni degli imperatori germani dura a lungo interessando
le nostre città soprattutto dopo il 1054 anno in cui crolla
a Narni il Ponte di Augusto sulla Flaminia.
E per le città di transito non si trattava di belle cavalcate
cui assistere come ad uno spettacolo tipo le rievocazioni storiche
dei nostri giorni perché dovevano fornire vitto e alloggio
alla corte e a tutto il seguito.
Nel 1100 scendono i Normanni ai quali si fa risalire la distruzione
di Falerii Novi sulle cui rovine viene poi costruita l’Abbazia
di S. Maria nel 1143 dai Benedettini Cistercensi adibita al culto
fino al 1798 anno in cui il tetto crolla in seguito ad una battaglia
tra Francesi e Napoletani che lascia sul campo 10.000 morti e al
termine della quale i Francesi sconfitti e messi in fuga fanno scoppiare
il deposito di munizioni sistemato nel vano chiesa dell’Abbazia.
S. Maria in Falleri è stata poi definitivamente restaurata
solo in occasione del Giubileo del 2000.
Nel 1131 le truppe imperiali di Lotario II saccheggiano Amelia;
nel 1173 è la volta di Cristiano da Magonza luogotenente
di Federico Barbarossa, poi del figlio Enrico VI che nel 1186 prende
Amelia, Orte, Narni e Orvieto.
Nel sec XIII scende Federico II ed il suo esercito fu responsabile,
tra l’altro, della devastazione di Amelia avvenuta intorno
al 1242.
Da ultimo scese l’esercito dell’’imperatore Carlo
V con i Lanzichenecchi che nel 1527 operarono il famoso sacco di
Roma. Per il ritorno verso nord nel 1528 scelsero la via Amerina
e strinsero d’assedio Orte che si salvò per aver murato
tutte le porte di accesso dopo avere fatto buona scorta di viveri;
dirottarono su Narni che era rimasta impreparata e ne pagò
le conseguenze. Amelia fu più fortunata perché vi
si diressero e soggiornarono le truppe spagnole (altra componente
dell’esercito imperiale) che non si diedero ad eccessi.
Altri risalirono, come i Saraceni che dalle coste
laziali dopo aver devastato le basiliche di S.Pietro e S. Paolo
a Roma giunsero fino a Perugia saccheggiando tutto il territorio
incontrato sul loro cammino, compreso quello di Nepi i cui abitanti
comunque li contrastarono tenacemente e li sconfissero intorno all’anno
915.
Proprio per il timore delle loro scorrerie Papa Leone IV intorno
all’850 fece riparare le mura di Amelia e di Orte che dovevano
aver subito seri danni qualche anno prima a causa di un violento
terremoto.
* A cura di Giancarlo
Guerrini, direttore del gruppo archeologico amerino
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